(ARBOR VITAE CRUCIFIXAE IESU)
Indice
Introduzione
1.«GESÙ GENERA FRANCESCO»
- Francesco imitatore di Cristo nella sua condotta
- Testimonianza di Giovanni da Parma
- La perfetta vita evangelica di Francesco
- La povertà di Francesco
- L'ardore della sua carità
- Il fastigio della contemplazione
- Il declino dell'Ordine
- Francesco uomo di orazione
- Il santo frate Egidio
- Francesco simile a Cristo per il prodigio dell'ammi-razione
- Francesco simile a Cristo per il privilegio
della auten-ticazione
- La preghiera «Absorbeat» di Francesco
d'Assisi
- Una rivelazione del Serafino alato e crocifisso
2.«GESÙ STABILISCE
LA NORMA DELLA SUA VITA»
3.«GESÙ NUOVAMENTE
DISPREZZATO»
INTRODUZIONE
Composta alla Verna, tra il 9 marzo e il 28
settembre 1305, l'ARBOR VITAE di Ubertino da Casale (c. 1259/1325)
è un voluminoso trattato che, in cinque libri, espone
sostanzialmente la vita e la passione di Cristo.
L'idea-madre dell'opera è da ricercarsi nel LIGNUM
VITAE di san Bonaventura, da cui è ricavata la stessa
immagine dell'albero della storia le cui radici affondano
nelle origini del mondo e arrivano fino all'incarnazione di
Cristo. I suoi rami sono le opere di Cristo stesso, i fiori
e i frutti sono le gesta degli eletti. Orientata decisamente
in visione cristocentrica, la trama dell'ARBOR VITAE non può
essere interpretata in funzione dello svolgimento storico-trinitario
prospettato da Gioacchino da Fiore. Il suo libro V, dedicato
tutto a Francesco e al francescanesimo come coronamento e
«fructificatio» più alta della storia,
palesa nondimeno elementi gioachimitici mediati dagli insegnamenti
di Pietro di Giovanni Olivi. Come disegno di fondo sono collocati
i sette «stati» della Chiesa, gli ultimi due sono
elevati a «terza età» del mondo. Il sesto
è iniziato appunto con Francesco, angelo del sesto
sigillo e rinnovatore della vita evangelica, età che
vedrà la sconfitta dell'Anticristo per opera dei «poveri
e angelici», a cui seguirà il settimo stato,
quello della quiete e del giubilo della Gerusalemme celeste
in terra. Per questa sua visione, oltre che la LEGGENDA MAGGIORE
di Bonaventura e le dottrine dell'Olivi, Ubertino utilizza
testimonianze orali e scritte di compagni di Francesco o di
loro seguaci. Interessante, soprattutto, la trascrizione che
egli fa di alcuni «rotuli» di frate Leone (per
es. l'Intentio Regulae, trascritta quasi per intero nel lib.
V, c. 3), della cui esistenza è testimone qualificato
e che per lungo tempo non furono conosciuti che per sua mediazione,
ma restituiti ora anche dalla LEGGENDA PERUGINA cc. 66-77,
da cui furono probabilmente estratti.
Di un'opera così complessa offriamo soltanto il c.
3 del lib. V e alcune altre pagine dello stesso libro, traducendo
dall'edizione dell'ARBOR VITAE CRUCIFIXAE IESU, Venezia 1485,
riproposta anastaticamente nel 1961 dalla «Bottega di
Erasmo» di Torino.
[Indice]
1.
«GESU' GENERA FRANCESCO»
2044 Vivevano in gran numero, sul finire del quinto
stato della Chiesa, giumenti di lascivia, rettili di avarizia,
bestie di superbia e, a causa di costoro, la vita della Chiesa
pellegrina era tutta deturpata e perciò corrosa dalla
turba ipocrita dell'eretica empietà.
2045 Ma sebbene il geloso Gesù fosse ripieno
di sdegno contro la malizia della Sposa, che in gran moltitudine
deviava dietro gli adulteri, non trattenne però nell'ira
la sua misericordia, e destinò un ultimo appello per
la Chiesa del quinto stato, suscitando in mezzo ad essa uomini
di sublime verità, i quali estirparono ogni avidità,
sterminarono la voluttà, ricusarono le dignità,
e avevano in orrore la doppiezza, difendevano la verità,
erano ardenti di carità, rinnovatori dell'onestà
e imitatori in modo tutto speciale di Cristo Gesù.
Costoro, con l'esempio della loro vita portarono un fortissimo
attacco contro la Chiesa deformata, mediante la parola della
predicazione eccitarono il popolo alla penitenza; con prove
evidenti trafissero l'eretica malizia e con l'intercessione
della preghiera placarono l'ira divina.
2046 Tra questi, a similitudine di Elia e di Enoch,
splendettero specialmente Francesco e Domenico. Il primo,
purificato col carbone serafico e infiammato d'ardore celeste,
sembrava incendiare tutto il mondo. L'altro invece, come cherubino
disteso e proteggente, luminoso per luce di sapienza e fecondo
per la parola della predicazione, risplendette luminosissimo
sopra le tenebre del mondo. Queste virtù caratteristiche
ciascuno le trasfuse all'inizio nei suoi figli, anche se si
deve rilevare che in ambedue splendore e ardore si congiungono
nell'abbondanza dello spirito.
Ma poiché tutto il male del quinto stato consisteva
nella depravazione delle varie forme della vanità,
la quale trae incitamento dalla avidità e abbondanza
delle cose temporali, perciò colui che escluse più
radicalmente da sé e dalla sua Religione le cose temporali,
questi viene proclamato riformatore principale di questo stato.
2047 E poiché è in lui che inizia il
sesto stato della Chiesa, e in lui deve avvenire la riforma
della vita di Cristo si può affermare che egli è
stato prefigurato per mezzo del primo uomo che Dio, con libera
decisione, dopo le opere dei primi cinque giorni, creò
a sua immagine e somiglianza perché dominasse su tutte
le cose. Sia però chiaro: non si vuole con questo affermare
che i santi del sesto stato siano superiori agli Apostoli,
i quali, a motivo della indivisibile sequela di Cristo, devono
essere eccettuati da ogni paragone con tutti gli altri; e
tra di essi va annoverato Domenico nella riforma spirituale
e nel disprezzo universale, pieno e perfetto delle cose terrene.
Ma sebbene ciascuno di questi due Santi abbia calpestato pienamente
e perfettamente il mondo e abbia comandato ai propri figli
di calpestarlo, tuttavia, poiché' abbiamo ora incominciato
a trattare di colui la cui forma di vita è ora presa
particolarmente di mira da coloro che corrompono la vita evangelica,
e dal principio fu più fortemente impugnata dai subdoli
maestri che screditavano l'altissima povertà, perciò
rivolgeremo la nostra attenzione unicamente a lui perché
di lui si può affermare in maniera tutta speciale che
fu segno di somiglianza della vita di Cristo sia per la sua
condotta, sia per il fastigio della contemplazione, sia per
il miracolo della ammirazione, sia finalmente per il privilegio
della sua configurazione nelle piaghe della santissima passione
di Gesù Cristo.
[Indice]
FRANCESCO IMITATORE DI CRISTO
NELLA SUA CONDOTTA
2048 Se parliamo della sua condotta, chi potrebbe
narrare degnamente con quanta fedeltà e somiglianza
si studiò di imitare la vita mortale di Cristo? Tutto
il suo impegno pubblico e privato mirava a questo: rinnovare
in se stesso e negli altri le orme di Cristo, coperte e dimenticate.
E questo fu il privilegio speciale di questo benedetto Francesco,
col quale meritò, davanti a tutti e in breve tempo,
di donare alla santa Chiesa la vita di Gesù nella forma
comunitaria e durevole del suo Ordine.
Infatti, sebbene i santi apostoli siano stati posti come speciali
fondamenti di questa vita, sopra la stessa somma prima pietra
angolare, Cristo Gesù, sulla quale si costruisce e
giunge al suo apice tutto l'edificio dello stato ecclesiastico;
tuttavia, poiché, come è detto altrove, la sinagoga
dovette essere esclusa per la colpa della perfidia e i gentili
non erano idonei a ricevere una vita così eccelsa,
lo Spirito Santo mostrò agli Apostoli che lo stato
della perfezione della vita evangelica non lo si doveva trasfondere
nella moltitudine di allora; per questo neppure imposero alle
Chiese da loro fondate l’osservanza di quello stato
di vita che essi avevano ricevuto come comando da Cristo e
osservato totalmente. Questo infatti era riservato al terzo
stadio generale di tutto il mondo, nel quale è rappresentata
in modo speciale la persona dello Spirito Santo, e al tempo
dell’apertura del sesto sigillo, cioè al sesto
stato della Chiesa, nel quale si doveva comunicare alla Chiesa
la vita di Cristo e si doveva ritornare al principio della
perfezione della vita di Cristo, quasi si stendesse un nuovo
cerchio e un nuovo inizio della Chiesa, riportandosi alla
Chiesa primitiva.
2049 Perciò ti ho già detto più
sopra che questo sesto stato tiene gli occhi intenti in modo
speciale sul tempo di Cristo, a similitudine del quale, nell'apertura
del sesto sigillo, Giovanni dice: «Ho visto un altro
angelo che saliva dall'oriente e portava il sigillo del Dio
vivente». Commentando questo versetto, nel libro sopra
l'Apocalisse, l'abate Gioacchino dice: «Questo è
quell'angelo che Cristo, a motivo della sua consonanza con
lui, guarda venire al principio del terzo stato del mondo».
E dunque chiaro che la illuminazione donata a Gioacchino afferma
che al principio del sesto stato verrà dato al mondo
un uomo angelico, quello che Cristo vede concorde con lui,
perché apparirà come uno che rinnova in maniera
tutta singolare la vita di Cristo.
2050 Ed io ho sentito da un solenne dottore di questo
ordine che frate Bonaventura, allora ministro generale e dottore
solenne, presente il predetto dottore che l'ha comunicato
a me, nel Capitolo di Parigi proclamò asseverantemente
che egli era certo e certificato che il beato Francesco era
l'angelo del sesto sigillo e che l'evangelista Giovanni aveva
inteso parlare alla lettera proprio di lui, della sua forma
di vita e del suo Ordine, e quando scriveva quelle parole
vedeva lui e il gruppo dei suoi figli, perfetti imitatori
di Cristo, in tutte le pagine aperte a quel sesto sigillo.
E questo medesimo frate Bonaventura nello stesso luogo asserì
col massimo fervore, come ho udite da quella persona, se la
memoria non mi inganna, che egli era certissimo di questo
a motivo di rivelazioni, punto sospettabili, fatte a persone
tali, che gli era impossibile dubitarne.
2051 Risulta poi a me che scrivo, attraverso molte
testimonianze di santi frati antichi, che tanto al beato Francesco
quanto ad altri suoi compagni - dai quali la loro vita apostolica
allontana ogni sospetto, per chi guarda con mente non perfida,
immonda e disordinata -, fu chiaramente rivelato, ed essi
conobbero chiaramente il fondamento dell'Ordine e la sua crescita
e l'orrenda rovina e il venir meno e la resurrezione gloriosa
di esso, a similitudine della figura solare della vita di
Cristo, e non con una sola ma con innumerevoli e per loro
indubitabili rivelazioni, e così limpidamente che affermavano
queste cose con certezza assolutamente piena.
[Indice]
TESTIMONIANZA DI GIOVANNI DA PARMA
2052 Neppure si deve trascurare la testimonianza
di un santo caro a Dio, di un uomo tra i più perfetti
che siano esistiti nel nostro tempo, da quanto è dato
ricavare dai segni esteriori, voglio dire del santissimo padre
Giovanni da Parma, che fu ministro generale di questo Ordine,
dottore chiarissimo, facondo predicatore e di tanta perfezione,
quanto ad austerità, umiltà e carità,
sublimità di contemplazione, amore alla solitudine,
fuga d'ogni vanità mondana e consumato dallo zelo divino
a motivo della depravazione che vedeva di questa Religione
e della Chiesa, e di così ferma costanza nell'asserire
tale verità, che per essa sopporto pazientissimamente
molte persecuzioni e le umiliazioni più pesanti; ma
non piegato per questo, non tralasciò di asserire col
massimo fervore questa verità davanti a molti pontefici
e cardinali, e perciò meritamente e con piena certezza
deve essere annoverato tra gli uomini amanti e serafici e
i più grandi santi della Chiesa, da tutti quelli che
sinceramente amano e imitano Gesù.
Egli infatti, nel fervore dello spirito, sostenendo i suoi
atti senili col vigore della grazia, non della natura, bramava,
come uno dei discepoli di Giovanni evangelista, di congiungere
a Cristo l'Asia che era schiava dell'errore. E per questo
motivo, mentre con obbedienza del Papa di allora si dirigeva
verso quelle regioni, giunto nella città delle Marche
che ha nome Camerino, venne chiamato da Cristo Gesù,
che aveva sinceramente amato nella perfetta osservanza del
Vangelo, della Regola e del Testamento del beato padre Francesco,
alla gloria celeste. Come prova della sua glorificazione in
cielo, Gesù, che ha cura della gloria degli umili,
ha dato al mondo molteplici testimonianze di miracoli, ed
io non ricordo di aver letto di nessun santo un numero così
stragrande di miracoli.
Infatti molti risuscitò da morte, moltissimi salvò
dai pericoli della morte, soccorse con tanta abbondanza ciechi
muti, sordi, feriti, contratti, languenti e soggiogati da
tante altre malattie, che, quanto minore è stata l'approvazione
di lui da parte della Chiesa «carnale», - che
egli rimproverava con parole durissime -, tanto più
grande sembra il potere dei miracoli di cui è provvisto
nella Chiesa celeste.
2053 Ora questi affermava con tutta chiarezza, come
io stesso ascoltai con queste mie indegne orecchie, che il
sesto sigillo ha inizio in Francesco e nel suo Ordine, e che
l'iniquità della Chiesa deve consumarsi nella confusione
della vita e Regola di lui a causa dei figli che la trasgrediscono
e dei grandi prelati che li favoriscono. Dico di quella Chiesa
che non si chiama già Gerusalemme e Sposa di Gesù,
ma Babilonia e meretrice e impudica, il giudizio della quale
renderà luce pienissima della vita di Cristo e per
la condanna della quale nella sesta visione dell'Apocalisse
i santi cantano un Alleluia così solenne.
Credo poi fermissimamente che Gesù, difensore della
sua verità, abbia mostrato così numerosi miracoli
mediante l'invocazione di questo santissimo uomo, perché
la verità che egli predicava alla Chiesa carnale, e
che ai figli di Francesco secondo la carne era in grande odio,
rifulga certa a quanti hanno gli occhi della fede, perché,
ricevendo da Dio dal cielo una testimonianza che esclude ogni
dubbio, sia osservata devotamente e con fede ferma.
2054 Infatti io, allora giovane, tutto tremante per
le mie trasgressioni circa l'osservanza della vita promessa,
quattro anni prima della morte di lui, ascoltai dalle sue
santissime labbra questa esplicita parola, mentre fissavo
la sua faccia angelica: «Vai - disse - con sicurezza,
o figlio, perché di qui a quattro anni Dio ti manifesterà
esplicitamente chi devi seguire e quale parola di verità
si deve osservare inviolabilmente». Mi trovavo nell'eremo
di Greccio, e là quell'uomo angelico, vivendo una vita
angelica, nella festa di san Giacomo, il 25 luglio, mentre
ascoltava il mio lamento, dopo aver confessato i miei peccati,
perché non sapevo chi dovevo seguire - dal momento
che sia i prelati della Chiesa che i superiori dell'Ordine
non solo sostenevano il rilassamento della vita, ma addirittura
lo imponevano; ed egli affermava cose del tutto opposte a
quelle -, a me che piangevo ed ero inginocchiato, penso, davanti
a lui in luogo segreto, disse quelle parole che ho riportato.
Quattro anni dopo, circa il 20 marzo, credo, tornò
felicemente al cielo, sempre fermo in quella dottrina. E mentre
io vivevo molto lontano, distratto in tante cose e pieno di
tristezza per l'imperfezione della nostra vita, gravato dell'ufficio
dell'insegnamento, il giorno di Pentecoste, inaspettato, mentre
pensavo ad altre cose, venne al nostro luogo frate Salomone,
ministro delle Marche, portando la notizia che Giovanni, il
santo di Dio, era morto e rifulgeva per innumerevoli miracoli.
Sebbene la mia mente fosse occupata in altre cose, e non pensassi
minimamente alle parole che avevo udito da quel santo uomo,
all'istante, come se il mio cuore fosse trapassato da una
lancia, mi vengono ritornate alla mente tutte quelle parole
perché seguissi la verità dello spirito di Cristo
e, come mi stesse davanti, le scolpiva nel mio cuore dicendo:
«Ecco colui che devi seguire, poiché non è
testimonio di menzogna quel Dio che conferma la mia dottrina
con tanta moltitudine di miracoli».
2055 Questo sia detto a memoria e testimonianza di
quel benedetto santo uomo, che non dubito di dichiarare lui
pure appartenente all'angelo del sesto sigillo. In verità,
io penso che egli sia stato prefigurato attraverso quell'angelo
che a Giovanni, tutto pieno di meraviglia, mostrò il
sacramento della donna e della bestia e la condanna della
grande meretrice, nel capitolo XVII dell'Apocalisse. Ma ritengo
che sia ancora quell'angelo che, nel capitolo XIX, si dice
sia disceso dal cielo.
E questi, tra tutti, ebbe un grande potere sia d'osservare
la vita evangelica in mezzo alla turba dei trasgressori, sia
di redarguire le teste durissime di tutti i frati e degli
empi; e la terra di tutta la Chiesa, ch'egli volle fruttificasse
per Cristo, fu illuminata dalla gloria e dalla vita di lui.
Questi, nella fortezza dello Spirito, aveva gridato con insistenza
che l'empia Babilonia era scaduta dal vero culto di Dio; e
aveva con tutto il suo sforzo esortato quell'altra Chiesa,
di cui abbondantemente si parla in quel capitolo dell'Apocalisse,
ad uscire di mezzo a loro.
2056 Ecco perché sento dire che quei santi
imitatori di Francesco, anzi del Signore Gesù Cristo,
che subirono molte persecuzioni a motivo dell'osservanza della
Regola e del Testamento del loro Padre, non potendo vivere
nella osservanza del Vangelo in mezzo a questa Babilonia,
egli stesso li consigliò a riparare in Asia, fino al
tempo in cui il pio Gesù si degnasse concedere alla
Chiesa dei riformatori della vita evangelica, predicendo loro
profeticamente che là si sarebbero salvati dalla tempesta.
[Indice]
LA PERFETTA VITA EVANGELICA DI FRANCESCO
2057 Ma ora ritorniamo alla perfezione del beato
Francesco. Non soltanto testimoni esterni, ma la stessa sua
vita perfettissima dimostra che egli fu l'angelo del sesto
sigillo.
Con sintesi vigorosa Ubertino traccia la
vita evangelica di Francesco, quale rinnovazione della vita
di Cristo medesimo, nel segno molteplice: della crocifissione,
della profonda umiltà, dell'estrema povertà,
del fervore della carità, del desiderio della nostra
salvezza, mediante il supplizio della sua croce e l'abbassamento
e compassione verso i peccatori e gli afflitti. E richiamando
più volte la sua leggenda (intendi la Leg. mag. di
san Bonaventura) descrive la sua penitenza, attraverso la
quale raggiunse un singolare dominio sulle creature, l'umiltà
profonda per la quale volle essere minimo tra tutti, rifiutò
ogni privilegio, salvo quello di poter osservare il santo
Vangelo e edificare il popolo con la sua vita e con l'umile
devozione verso il clero ( ricorda l'episodio del vescovo
di Imola), piuttosto che con l'occupazione di cariche ecclesiastiche.
Poi fa una lunga disamina dei pessimi frutti prodotti dai
frati che avevano accettato cariche ecclesiastiche, riportando
a più riprese parole di Francesco contro quelli che
aspiravano a dignità ecclesiastiche. E continua:
...Cose a queste somiglianti diceva ai frati,
volendo tenerli lontani da ogni pompa ecclesiastica e conservarli
nell'umiltà. Quindi e proprio per questo li chiamò
minori perché non presumessero di diventare maggiori,
e non voleva in nessun modo che essi aspirassero alle prelature.
Perciò disse al signor ostiense, suo padre: «Se
volete che portino frutti nella Chiesa di Dio, teneteli nello
stato della loro vocazione e non permettete per nessuna ragione
che ascendano alle prelature della Chiesa».
2058 Qual gran frutto abbiano prodotto quelli che
furono assunti a dignità ecclesiastiche di questo Ordine
è degli altri Ordini votati alla povertà, lo
narrino quelli che hanno sentito, lo dicano quanti sono stati
turbati a causa dei loro eccessi. Infatti il mondo ha conosciuto
fin troppo che essi sono saliti nella dignità, ma discesi
nella virtù e, attraverso molte loro azioni, viene
provato che in tale promozione non hanno cercato tanto la
perfezione della vita altrui quanto piuttosto il rilassamento
della propria. Erano astinenti ed ora sono golosi, superbi
e amanti del fasto; loro che erano usciti dal mondo entrando
nella Religione, ritornano al mondo una volta assunta la dignità;
arricchiscono i potenti e non si curano dei poveri, loro che
erano soliti con la predicazione zelare la salvezza delle
anime, ora sembrano essere negligenti più di molti
altri in questa preoccupazione, dominati dalla brama di ammassare
beni temporali per sé e per i loro parenti, e quanto
più nei loro Ordini erano fin dalla loro infanzia vuoti
di tutto per la povertà, tanto più ora sembrano
preoccupati di riempirsi.
O come era veramente grande profeta Francesco, e quanti mali
ha causato all Ordine questa promozione! Sembra infatti che
la preoccupazione unica di quanti studiano sia rivolta solo
a questo, e questa ambizione sembra ribollire in coloro che
hanno una certa sufficienza di sapere. Perciò vanno
per le corti, procurano di dimorare con i prelati, li adulano,
e non soltanto non ricusano ma quasi con tutte le forze, attraverso
vie astute e simulazioni e cavilli, cercano queste cose, e
sono pervenuti a tanto, che sembra avverato quel detto: «Come
il popolo così il sacerdote», e come il chierico,
così il religioso ambizioso e volubile. E poiché
è in questo modo che entrano nelle dignità,
non è meraviglia se non edificano ma conturbano.
E' poco quanto ho detto, e viene meno la parola di fronte
alla malizia di questo tempo.
2059 Ma, al contrario, l'umile Francesco, per conservare
profonda umiltà e confondere la futura ambizione, non
volle essere promosso al sacerdozio. Sapeva infatti che fino
alla manifestazione del sesto stato, non si doveva comunicare
il regno delle anime per la strada delle prelature, ma utilmente
attraverso lo spirito di povertà.
[Indice]
LA POVERTA' DI FRANCESCO
2060 Ma poiché segno speciale di Gesù
Cristo e della sua venuta furono la predetta verginità,
umiltà e povertà, e delle prime due si è
prelibato qualcosa, nella terza, cioè nella povertà,
Gesù, sapienza del Padre, collocò il tesoro
nascosto, per comprare il quale fu necessario vendere tutto
il resto, e spinse gli altri col suo esempio ad osservarli,
e decretò che in essa consiste la perfezione evangelica.
Infatti in essa sta la pietra ferma sulla quale è fondata
la casa evangelica, che non deve essere abbattuta dall'urto
dei flutti né spazzata via dall'impeto dei venti e
dalle piogge abbondanti, né squassata dai colpi delle
tempeste. Ad essa Gesù consegnò il pacifico
possesso del regno dei cieli su questa terra, mentre alle
altre virtù lo promise solo nel tempo futuro. Invero,
coloro che imitano la vera povertà in fervore di spirito,
sono necessitati a vivere dei beni celesti, dal momento che
non si curano dei beni terreni, e gustano nel presente esilio,
con dilettoso palato, le dolci briciole che cadono dalla mensa
degli angeli.
2061 Questa è propriamente quella virtù
altissima di Cristo Gesù, nella quale si imprime uno
speciale segno di lui per quelli che si impegnano ad osservarla
in tutto l'arco della sua perfezione. Non mancherà
infatti nulla della perfezione a colui che questa virtù
sposerà con piena fede, ferventissimo amore e osservanza
inviolabile. Poiché questa povertà non è
soltanto una virtù ma è di tutte le virtù
perfezione e regina Infatti essa sottopone alla sua obbedienza
le cime di tutte le virtù e più di tutte le
altre cose configura colui che l'osserva a Gesù, figlio
di Dio; e in questo rinnovamento sta la perfezione di ogni
stato
2062 Per questo motivo Francesco, bramoso di assomigliare
a Gesù, fino dall'inizio della sua vita religiosa mise
tutto il suo sforzo nel ricercare la santa povertà
e nell'osservarla con ogni diligenza secondo il modello di
Cristo, senza nessun dubbio di cosa contraria, né timore
di cose sinistre, senza sfuggire nessuna fatica, senza evitare
nessun malanno fisico pur di poter godere gli abbracci di
madonna Povertà.
2063 Come un esploratore curioso, incominciò
a cercare, a circuire le strade e le piazze della Chiesa e
ad esaminare la vita dei singoli, domandando ad essi quanto
amassero la evangelica povertà.
Ma era una parola nascosta, e come parola dal suono barbarico
e sconosciuta a tutti quelli a cui chiedeva; e questi tremavano
di spavento al solo udirne il nome e quasi maledicevano a
lui che ne parlava, dicendo: «La povertà che
cerchi, sia solo con te e con i tuoi figli e la tua discendenza
dopo di te; a noi sia concesso di godere dei piaceri e di
abbondare di ricchezza».
2064 Udendo questa risposta dagli stati comuni (cioè
dagli uomini del popolo), Francesco disse a se stesso: «Me
ne andrò dai loro capi, i pontefici e parlerò
loro. Essi conobbero la via del Signore, e il giudizio del
loro Dio; forse costoro sono uomini del seguito, ignobili
e stolti, che non conoscono la via del loro Signore Gesù».
Ma proprio i pontefici risposero con più durezza, dicendo:
«Che cos'è questa nuova dottrina che scagli contro
i nostri orecchi? Chi può vivere senza possessi di
beni materiali? O forse tu sei migliore dei nostri padri,
che ci diedero delle ricchezze temporali e possedettero chiese
gonfie di cose temporali? Che significa quello che la povertà
chiama moderazione? Non sappiamo di che cosa parli».
2065 Francesco, meravigliato ed ebbro dello spirito
di povertà, si rivolse alla cura dell'orazione e incominciò
a invocare Gesù, maestro di povertà: «O
Signore Gesù, mostrami le vie della tua dilettissima
povertà. So che nel Vecchio Testamento, che è
figura del nuovo, promettesti a loro: Ogni luogo che il vostro
piede avrà calcato, sarà vostro, calcare significa
disprezzare: la povertà tutto disprezza, e perciò
è di tutto regina. Ma, Signore mio, Gesù pio,
abbi misericordia di me e di madonna Povertà. Infatti
anch'io languisco per amore di lei, né posso riposare
senza di lei, Signore mio, lo sai tu che me ne innamorasti.
Ma anch'essa siede nella tristezza, rigettata da tutti. E'
diventata come donna vedova la signora delle genti, vile e
disprezzabile, mentre è la regina delle virtù,
e si lamenta sedendo sui rifiuti, perché tutti i suoi
amici l'hanno disprezzata e le sono diventati nemici, e da
tempo si dimostrano adulteri e non sposi. Guarda, Signore
Gesù, poiché la povertà in tanto è
regina delle virtù in quanto tu, lasciate le dimore
degli angeli, sei disceso sulla terra per poterla sposare
a te con amore perpetuo e generare in essa e da essa e per
mezzo di essa tutti i figli della perfezione.
2066 Essa si strinse a te con tanta fedeltà
che fin da quando eri nel seno della madre incominciò
il suo ossequio, poiché, come si pensa, avesti il più
piccolo tra i corpi animati. Quando uscisti dal grembo, t'accolse
nel santo presepio in una stalla e, mentre vivevi nel mondo,
talmente ti lasciò privo di tutto che ti fece mancare
anche di un luogo ove posare il capo. Ma ancora, come fedelissima
consorte, mentre eri intento alla battaglia della nostra redenzione,
t'accompagnò fedelmente e ti fu vicina come unico armigero;
nella stessa lotta della passione, mentre i discepoli si allontanavano
e rinnegarono il tuo nome, essa non si allontanò chè
anzi allora te, con tutto il seguito dei suoi principi, unì
ai fedeli. Di più, mentre la tua stessa madre, che
però essa sola allora ti amò fedelmente e con
affetto pieno di dolore e fu unita a tutte le tue sofferenze;
mentre dunque la tua stessa madre, per l'altezza della croce
era impotente a toccarti, madonna Povertà con tutte
le sue penurie, come un donzello a te gratissimo, stette a
te più che mai strettamente abbracciata e congiunta
intimamente al tuo dolore. Perciò né si preoccupò
di levigare la croce, né di fabbricarla secondo il
costume rustico, e neppure fabbricò gli stessi chiodi
in numero sufficiente per le ferite, come si crede, né
li appuntì e rifinì, ma ne preparò tre
soli, rudi e aspri e storti per aiutare il tuo supplizio.
E mentre morivi per l'arsura della sete, lei stessa, fedele
sposa, intervenne perché non potessi avere neppure
una goccia d'acqua, ma tramite empi satelliti confezionò
una bevanda di tale amarezza che potesti soltanto assaggiarla
ma non berla. Perciò nello stretto abbraccio di questa
sposa rendesti la tua anima.
E neppure essa, sposa fedele, fu assente alle esequie della
sepoltura, né permise che avessi nel sepolcro, in unguenti
e lenzuola qualcosa che non fosse preso a prestito da altri.
Non fu neppure, questa santissima sposa, assente alla tua
resurrezione, perché, risorgendo gloriosamente nel
suo amplesso, lasciasti nel sepolcro tutto quello che era
a prestito e a caso. E la portasti con te in cielo, lasciando
ai mondani tutte le cose del mondo. In quel momento, Signore
hai lasciato nelle mani della povertà il sigillo del
regno dei cieli per segnare gli eletti che vogliono procedere
sulla via della perfezione.
2067 Chi non amerà questa madonna Povertà
più di tutte le cose? Ti domando di essere segnato
con questo privilegio; bramo di essere arricchito di questo
tesoro ti chiedo con insistenza che questo sia proprietà
mia e dei miei in eterno, o Gesù poverissimo, per il
tuo nome: di non poter possedere nulla sotto il cielo, e che
la mia carne, finché è in vita, possa essere
sostenuta con cose d'altri, usandole soltanto con penuria».
Il [Signore] piissimo acconsentì alla preghiera di
lui, e immise nel suo affetto e rivelò alla sua intelligenza
l'altezza della povertà e gli concedette di osservarla
con pienezza d'amore, e volle per singolare privilegio, non
concesso ai santi che lo avevano preceduto, che egli potesse
trasfonderla nei suoi seguaci, perché questo fosse
il segno distintivo della sua Religione: di non potere possedere
in eterno come proprio nulla sotto il cielo, ma di vivere
con uso stretto delle cose degli altri.
2068 E poiché Francesco non volle disgiungere
la santa compagnia di madonna Povertà e della persecuzione
del mondo, che Cristo aveva avuto come sposa legittima, ma
piuttosto amarle insieme con uguale, anzi unico amore, dal
momento che quasi non sono due ma una cosa sola, perciò,
per poter possedere pienamente il regno dei cieli, che è
donato a loro due, volle rinunciare a tutto ciò che
può allontanare i persecutori. Per questa ragione,
poiché il diritto dei privilegi e vanifica la povertà
e annulla la persecuzione, attuando così il divorzio
di questo santo matrimonio, non volle nessuna bolla, nessun
privilegio, se non questo soltanto: che la sua povertà
non venisse macchiata in nessuna maniera. Ed ora geme per
essere stato spogliato di esso subdolamente nel modo di vivere
dei suoi posteri.
Infatti questa Religione discese da Gerusalemme a Gerico ed
incappò nei ladri che la lasciarono non tanto semiviva
ma del tutto morta e, già fetida per la corruzione
di quattro giorni, la chiusero nel sepolcro e si gloriano
furenti di pazzia per tale possesso.
2069 Il Santo aveva previsto questa rovina, che aveva
cercato di evitare durante tutta la sua vita. Infatti, narra
la sua leggenda che questo offendeva il suo sguardo più
d'ogni altra cosa, se vedeva nei suoi frati qualcosa che non
era perfettamente consono alla povertà. Insegnava ai
frati che, secondo il costume dei poveri, dovevano costruire
case poverelle in cui abitassero non come fossero di loro
proprietà ma d'altri, come pellegrini e forestieri;
e significa che, se quelli volevano poi scacciarli, non dovevano
fare loro resistenza con nessun diritto, proprio o d'altri,
nessun motivo di proprietà, nessuna astuzia, nessun
ritardo, ma come lasciassero cose che erano propriamente di
altri, con piena fiducia in Dio, ritenendo d'essere chiamati
dallo Spirito Santo in altri luoghi per suoi occulti disegni
anche attraverso l'odio dei persecutori.
Questa è la ragione per la quale la povertà
e la persecuzione temporale sono sorelle e ad esse sono consegnate
le chiavi del regno dei cieli non soltanto come promessa ma
come possesso; la persecuzione temporale infatti può
portar via tutto il mondo, ma la povertà evangelica
non può difendere nulla di ciò che è
del mondo. E poiché il Creatore prudentissimo dispose
che nessuna creatura fosse senza il suo posto nel mondo ma
la povertà e la persecuzione non hanno in proprio nessun
luogo nel mondo, perciò assegnò ad esse le dimore
celesti.
Certamente l'uomo animale non capisce queste cose, né
può ascoltare queste cose colui che con la sua vita
falsa causa macchia a madonna Povertà, o colui che
porta forzatamente la sua compagnia oppure rigonfia con inganno
l'uso povero; ma coloro che hanno lo spirito di Cristo, il
quale insegnò ed osservò la povertà,
le capiscono e gioiosamente le osservano.
2070 Si narra nella leggenda del Padre che egli comandava
di abbattere le case già costruite e che tutti i frati
uscissero da esse, se vi scorgeva qualcosa che o per motivo
di appropriazione o per motivo di spesa fosse contrario alla
povertà evangelica. Proclamava infatti che questa era
il fondamento del suo Ordine e che in essa così si
innesta la struttura della Religione, che rimane solida se
essa è solida, rovina del tutto se essa è scalzata.
Quali dolorose conseguenze derivano dalle cose qui dette!
Se le parole del padre santissimo sono vere, anzi poiché
dubitare di esse è per i figli come essere eretico
nei riguardi della Regola, consegue che con dolore vediamo
che la Religione è rovinata anziché ferma. Infatti
la povertà è come scomunicata con tutte le forze
dai singoli luoghi. Ed è questa una cosa evidente agli
occhi del mondo, che in ogni città, in genere, i palazzi
più sontuosi e i luoghi più curiosi e più
vasti e più insigni per mondana vanità sono
quelli che vengono costruiti da questi poveri!
2071 Queste sono le parole e i pensieri che un certo
santo dottore, professore di questa santa povertà e
zelatore infaticabile di essa, inserì in un certo trattato
che egli fece sull'argomento della alleanza della povertà
(commercium paupertatis), gemendo anch'egli per i mali che
vedeva; e tuttavia, se paragonato alla situazione odierna,
si direbbe che era un niente quello ch'egli aveva potuto vedere.
Infatti, come una pesante pietra da mulino gettata in mare
discende con rapidissima corsa verso il fondo, così
dal tempo di quel dottore risalendo verso di noi, il peso
dell'amore delle cose temporali ha trascinato verso il fondo
tale moltitudine di questo Ordine, che ormai non ritengono
più un male l'allontanare la povertà ma, all'opposto,
giudicano empietà e apostasia avere zelo per la vera
povertà. Perciò, se qualcuno parla contro gli
eccessi palesi riguardo alla povertà, soprattutto se
si fa giudice dei trasgressori di essa, viene ritenuto nemico
pubblico. Questo dico se si parla di quella povertà
che viene rivelata dalla perfezione della professione, e che
quindi toglie tutto di mezzo .
2072 Dice dunque quell'uomo santo, introducendo madonna
Povertà a lamentarsi della rovina: «Sono sorti
di mezzo a noi alcuni che non sono dei nostri, figli di Belial,
che parlavano cose vane ed operavano iniquamente, dicendo
di essere poveri, mentre non lo erano, e coprirono di insulti
me, che quegli uomini gloriosi avevano amato con tutto il
cuore, e mi resero immonda, seguendo la via di Balaam di Bosor,
il quale amò la mercede dell'iniquità. Uomini
corrotti nella mente, e estranei alla verità, che stimavano
fonte di guadagno la pietà, uomini che si vestirono
sì con l'abito della Religione ma non indossarono il
nuovo uomo, ma piuttosto avevano camuffato il vecchio. Denigravano
i loro padri, e nel segreto mordevano la vita e i costumi
di coloro che erano stati gli istitutori di questa santa forma
di vita religiosa, tacciandoli di indiscreti e senza misericordia,
e proclamando me, che essi avevano scelto a compagna, oziosa,
insipida, turpe, senza decoro, dissanguata e morta».
E molte altre cose dice quel santo dottore per provocare al
pianto sulla rovina della povertà che vedeva prossima.
2073 Ma ora non abbiamo bisogno di mutuare parole
di altri, perché non soltanto gli amatori della povertà
sono provocati al pianto con le opere esteriori, ma generalmente
gli uomini del mondo sono riempiti di scandalo a motivo del
loro malesempio, e i ricchi e i potenti ne prendono motivo
di riso osservando che vogliono farsi chiamare poveri mentre
si abbandonano a tali eccessi.
Ma ritorniamo alla povertà del Santo. Egli era solito
chiamarla ora sposa, ora sorella, ora madre, ora signora,
ora regina. E poiché amava la povertà con così
piena fiducia, Dio che è la provvidenza dei poveri,
soccorse con tanta sufficienza alla penuria di Francesco,
che, mediante molti miracoli, non gli mancò mai il
cibo e la bevanda, quando era evidente che tutto era venuto
a mancare al potere del denaro, del lavoro e della natura.
2074 Quale sia stata l'intenzione di Francesco circa
l'osservanza della povertà, lo dichiarò lui
stesso quando a frate Rizzerio della Marca, uomo santo e nobile
e molto caro al beato padre, che lo interrogava riguardo alla
povertà, il padre santo, che allora giaceva nel palazzo
del vescovo di Assisi, debole e infermo di quella malattia
di cui morì, diede questa risposta. Ed io qui riporto
le sue parole, come le scrisse di sua mano col suo stile il
santo padre Leone, compagno più abituale del beato
padre.
Lo interrogò dunque così frate Rizzerio sull'osservanza
della Regola, in merito all'articolo della povertà:
… (E’ tutto l’opuscolo chiamato Intentio
Regulae; cf. Documenta antiqua franciscana, I, 1-16, pp. 83-99).
2075 Da quanto abbiamo riportato risulta chiaramente
che Francesco fu perfettissimo zelatore dell'altissima povertà,
di quella povertà cioè che si deve chiamare
veramente evangelica. Ma ancora risulta chiaramente che fino
da allora cominciò a prolificare la radice di ogni
male, che è ora cresciuta nel suo pessimo frutto.
Quale grande dolore sarebbe derivato al suo cuore paterno,
se avesse visto con gli occhi del corpo i mali dei nostri
tempi! Ma li vide nello spirito e ne fu pieno di tristezza;
e questa fu la causa, come si vede chiaramente dalle cose
riferite, per cui rassegnò le dimissioni dal governo
dei frati, perché sentiva di non potere impedire il
corso della futura rovina. In quale maniera tutto questo fosse
conforme a un disegno della divina Provvidenza, lo diremo
in seguito, per quanto Gesù ce ne darà la capacità.
[Indice]
L'ARDORE DELLA SUA CARITA'
2076 Come poi Francesco, l'amico dello sposo Gesù,
si studiò di conformarsi allo stesso Gesù nel
fervore della carità e nel desiderio della salvezza
dei fratelli, risulta manifestamente da questo fatto: che
dal principio della sua conversione fino alla fine, sempre
crebbe, come fuoco, nell'ardore dell'amore a Gesù.
Infatti, sospinto dallo Spirito Santo, infiammava sempre di
più il camino del suo cuore, e perciò, appena
udiva nominare l'amore di Dio, ne era tutto commosso, impressionato
e infiammato, al punto che sembrava continuamente invocare
con la sposa del Cantico: «Sostenetemi con focacce di
uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché languisco
d'amore». E rinfocolava questo suo amore attraverso
tutte le creature.
2077 Nelle cose belle scorgeva Colui che è
il bellissimo, nelle cose deboli le infermità che il
pio Gesù sopportò per la nostra salvezza, di
tutto facendosi scala per raggiungere il Diletto. Inoltre
si trasformava continuamente con tanta singolarità
d'amore nel Cristo crocifisso, che meritò di essere
configurato non solo nella mente, ma anche nel corpo all'immagine
del Crocifisso. Gli mordeva le viscere lo zelo della salvezza
eterna, al punto che non si riteneva amico di Cristo, se non
incendiava d'amore le anime da lui redente. Da qui le sue
battaglie nell'orazione, le sue fatiche nella predicazione,
il suo impegno straordinario nel dare buon esempio.
[Indice]
IL FASTIGIO DELLA CONTEMPLAZIONE
2078 Ma Francesco non trascurava di ritornare, a
brevi intervalli di tempo, nel luogo della solitudine, sebbene
anche quando dimorava tra le turbe, per quanto poteva, giorno
e notte si separasse da loro per abbandonarsi alla solitudine
e alla contemplazione. E questa maniera di stare tra gli uomini
e di predicare continuamente l'insegnava anche ai suoi frati.
Per questo motivo, per accondiscendere benignamente ai desideri
del prossimo, volle che i luoghi dei frati non fossero vicini
alle abitazioni degli uomini, perché non ci fosse troppa
mescolanza ed essi potessero così custodire l'amore
quieto della contemplazione e della orazione. Voleva così
essere vicino ed estraneo ad un tempo: che i loro luoghi fossero
vicini alla gente e però collocati fuori delle loro
abitazioni in posti adatti alla solitudine. In questo imitò
il pio maestro Gesù, che, per dare l'esempio ai predicatori
della vita evangelica, insegnò ad accondiscendere agli
altri, ma in tale modo da salvare i diritti della solitudine.
2079 Si legge che per tre motivi Gesù si appartava
dalle turbe: a volte per riposo di quiete, come nel capitolo
VI in Marco, quando Gesù invitò i discepoli:
«Venite con me in un luogo deserto e riposatevi un poco»,
altra volta per poter attendere all'orazione, come nel capitolo
VI di Luca, dove è scritto: «In quei giorni se
ne andò a pregare sul monte e trascorse tutta la notte
in preghiera» - e perciò Ambrogio scrive: «ti
forma con i suoi esempi ai comandamenti della virtù»
-; altra volta per evitare la lode umana, come è detto
nel capitolo VI di Giovanni quando volevano rapirlo per farlo
loro re, dopo il miracolo dei pani, ed egli si ritirò
di nuovo sul monte solo; e così ancora quando volle
insegnare le cose più perfette, come è detto
nel capitolo V di Matteo: «Gesù, vedendo la folla,
salì su di un monte». Con queste azioni, poiché
non nella città o sulle piazze ma su un monte e nella
solitudine sedette a insegnare, ci ammaestra a non fare nulla
per mostrarci agli uomini e ad allontanarci dallo strepito,
soprattutto quando si debba discorrere intorno ai vizi.
[Indice]
IL DECLINO DELL'ORDINE
2080 Tu conosci, o lettore, che Davide profetando
disse che i figli degli stranieri si allontanarono dalle loro
strade, sebbene lo zoppo cammini molto male sulla strada.
Non sono dunque figli degli stranieri questi che non camminano
né bene né male per la via della Regola, questi
sono piuttosto figli ribelli e figli di distruzione, anzi
più propriamente leoni in libertà, e quella
mala bestia che devastava tutto, al di là di quanto
si potesse pensare, così che non c'è nulla della
vita di Francesco e della Regola promessa che non sia da loro
spezzato, calpestato e divorato.
Scrivo queste parole con tanto doloroso stupore, che mi sembra
che il cuore mi si spezzi e appena so trattenere la mano dallo
strappare tutto e la voce dal gridare. Poiché io che
tocco con mano le realtà più profonde, vedo
una così precisa convenienza tra la Regola e la vita,
tra il padre e i figli, quanta ne esiste tra il bianco e il
nero, tra l'agnello e il lupo, tra il giusto e l'empio, tra
coloro che convertono le anime e quelli che crudelmente le
sconvolgono. Infatti non soltanto non vogliono osservare quello
che hanno promesso, ma, come più volte è stato
detto e più volte è da compiangere, perseguitano
atrocemente quelli che vogliono osservarlo. E non vedi, se
tu hai occhi, che non basta a costoro andare a zonzo per le
piazze, ma ancora vogliono costruire i loro luoghi nel mezzo
delle piazze? Certamente se non tutti sono nelle piazze, non
è perché ne manchi ad essi il desiderio, ma
perché non riescono ad avere la meglio per ivi abitare;
ma, dovunque sono, fanno piazza; chiamo piazza o mercato la
moltitudine della gente, poiché strisciano con le mani
e con i piedi per trascinare nei loro luoghi l'afflusso della
gente. Né temono nel fare questo di arrecare pregiudizio
a nessun ordine religioso e a nessuna persona. E evidentissimo
che questo procede dalla vanità della mente, in forza
della quale sembra che non cerchino altro che il mondo, la
fama e la gloria.
2081 E sebbene dicano che fanno questo per utilità
delle anime, si può loro replicare che è stolta
questa utilità degli altri, se in essa si svuota la
propria salvezza e professione. Ma forse che Francesco non
ebbe più zelo delle anime, per dire così, nell'unghia
dei suoi piedi, di quanto ne abbiano costoro o simulino di
potere avere in tutta la dissipazione dell'ufficio che hanno
assunto? Ma vuoi vedere la loro falsità? Non è
lo zelo delle anime che li ispira ma la ricerca delle cose
temporali, del denaro e dei favori mondani. Infatti non si
mostrano così ai poveri ed a quelli che non possono
fare loro dei doni, né di questi ricercano le sepolture
e i soldi, e nemmeno possono sopportare che si stabilisca
nei dintorni dei loro luoghi, altra casa religiosa che insieme
a loro procuri la salvezza delle anime. Non si tratta dunque
di zelo delle anime, ma di ricerca di umana cupidigia.
E sebbene dicano molte parole volpine e bugiarde per coprire
i loro difetti - le quali parole tuttavia non hanno nessun
riscontro nella verità dello spirito -, ciononostante
essi non possono nascondere la verità all'uomo che
conosca la loro vita e la loro Regola e il santissimo Testamento
e le altre parole che il beato Francesco pronunciò
in seguito a rivelazione divina, senza diventare essi stessi
trasgressori della vita promessa e arrecare vergogna al loro
Padre.
2082 Tuttavia né qui né altrove affermo
che sia di necessità di salvezza per tutto l'Ordine
osservare il santissimo Testamento e le altre opere di perfezione
che il beato Francesco asserì appartenere alla perfezione
del Vangelo, ma dico con chiarezza e con fermezza che rifiutare
quel Testamento santissimo e non volere osservare le sue ammonizioni,
non è certo osservare pienamente lo stato evangelico
ed è indizio di grande regresso. E perciò da
quel momento è cominciato il loro distacco dalla perfezione,
che ora è terminato in una rovina. Sebbene infatti
l'osservanza della Regola secondo le dichiarazioni e gli addolcimenti
che procurarono d'ottenere da molti romani Pontefici, sia
un'osservanza sufficiente quanto alla necessità di
salvezza, tuttavia con questi modi non si osserva quella somma
perfezione che il beato Francesco afferma d'avere ricevuto
da Cristo e che egli osservò e voleva osservata dai
frati. E però certamente un altro modo, che può
essere chiamato perfezione evangelica, come hanno affermato
quei sommi Pontefici nei loro scritti.
2083 Ma che stiamo a perdere tempo in parole dal
momento che, per giudizio divino, è avvenuto che quanto
più hanno chiesto i rimedi delle dichiarazioni su questo
argomento, tanto più andarono verso la rovina! Per
questo dal tempo in cui Nicolò III ha fatto l'ultima
dichiarazione, - nella quale sembrò esporre per quanto
gli era possibile la Regola, adattandola al modo di osservanza
che gli era noto al suo tempo - , come fosse stata appesa
al ventre dell'Ordine una pietra da mulino, così in
seguito si immerse precipitosamente, con ogni specie di rilassatezza,
nel profondo del mare.
L'ho toccato con mano io che già da molti anni ero
nell'Ordine. E sebbene avesse ridimensionato molti eccessi,
che aveva osservato a questo riguardo, credendo di curarli
tuttavia il rilassamento fu tale che la medicina diventò
mortifera, mentre proibiva qualche cosa con strettissima censura
perché il mondo si guardasse dal mormorare per i loro
eccessi, nei quali essi si erano occasionalmente rilassati.
Perciò oggi il mondo non può ignorarlo, appena
confronti i fatti con gli scritti; ché anzi appaiono
trasgressori anche delle loro esposizioni e dichiarazioni
e alleggerimenti.
2084 Ma c'è da stupirsi che si chieda una
esposizione di una lettura così limpida, perché
non c'è proprio nessuna difficoltà a capire
la Regola. La difficoltà semmai è in questo:
che la loro vita concordi con quella lettura. E sempre i frati
hanno voluto nella vita andare verso il basso e cercare l'accordo
con quella lettura di somma perfezione; ma questo accordo
non hanno voluto raggiungerlo attraverso l'autorità
del sommo Pontefice. E neppure è questo un miracolo
sottoposto alla potenza di Dio, non trattandosi di potere
ma di un venir meno e dire falsità, cioè affermare
come vere insieme due cose contradditorie. Ogni uomo che abbia
intelligenza chiara e sappia di grammatica, se assaggia questa
vita e legge la Regola, conoscerà apertamente che come
l'essere e il non-essere, così queste due cose si contraddicono.
E perciò traggono un poderoso argomento dalle loro
trasgressioni quelli che affermano che la perfezione evangelica
non è ancora stata data alla Chiesa romana. Ma è
un'affermazione falsa perché fu data in Francesco,
ma è stata corrotta nei cattivi discepoli; né
deve essere di nuovo donata, ma deve essere risuscitata dalla
potenza e bontà infinita di Dio.
Infatti è vero che ora si sono mescolati con le nazioni
e hanno imparato le loro opere e servirono i loro idoli, e
questi furono per loro un tranello, e ciò che è
più doloroso immolarono i loro figli e le loro figlie
agli dèi falsi; poiché i loro uffici santi sono
stati quasi universalmente convertiti in ricerca simoniaca
e adulatoria, e sono stati così immolati agli dèi
falsi, cioè alle piazze, dove oggi per lo più
i religiosi costruiscono i loro luoghi.
2085 Non così Francesco, che il perfetto Gesù
formò ad immagine della sua vita, a similitudine della
sua condotta, nella perfetta osservanza del Vangelo, per suo
onore e per la salvezza del popolo, nel modo più perfetto
possibile all'umana fragilità e corrispondente alla
misura della sua grazia. E veramente in lui Gesù può
dire: «Il Signore ha suscitato per me un altro figlio
al posto di Abele», perché al posto del coro
degli apostoli immolato col martirio e fondato all'inizio
sulla sinagoga, Gesù ha suscitato Francesco e la sua
forma di vita religiosa nell'orbe romano.
Così dunque è chiaro come Francesco fu simile
al benedetto Gesù nel fastigio della sua condotta.
[Indice]
FRANCESCO UOMO DI ORAZIONE
2086 Quanto poi sia rifulsa in lui la vita contemplativa
e quanto abbia amato nei suoi l'amore dell'orazione, risulta
in parte da quanto è detto nella vita di lui. Per questo,
Francesco, a somiglianza di Gesù, sentendo d'essere
nel corpo in esilio lontano dal Signore, divenuto ormai all'esterno
interamente insensibile ai desideri terreni per l'amore di
Cristo Gesù, pregando senza interruzione si studiava
d'avere sempre Dio presente. L'orazione era la gioia del contemplante,
mentre, già fatto concittadino degli angeli, aggirandosi
per le eterne dimore, contemplava i loro arcani, e con desiderio
fremente ricercava il Diletto, dal quale lo separava soltanto
la fragile parete della carne. Intento all'azione, era lui
la sua difesa. In tutte le cose, diffidando delle sue capacità,
implorava con insistente preghiera di essere diretto dal benedetto
Gesù, e con tutti i modi a sua disposizione incitava
i frati alla preghiera. Lui stesso poi era sempre così
sollecito ad immergersi nella preghiera che, camminasse o
stesse fermo, faticasse o riposasse, sembrava che dentro e
fuori sempre fosse intento a pregare. Sembrava che dedicasse
all'orazione non soltanto il cuore e il corpo, ma anche l'azione
e il tempo.
2087 A volte rimaneva così sospeso dall'eccesso
della contemplazione, che, rapito fuori di sé e fuori
dei sensi umani, non si accorgeva di quanto avveniva intorno
a lui. E poiché lo spirito dell'uomo attraverso la
solitudine si raccoglie sulle cose più intime e l'amplesso
dello Sposo è nemico degli sguardi delle folle, perciò,
cercando luoghi solitari, si recava nelle chiesette abbandonate
per pregarvi la notte. Là, pur sostenendo terribili
lotte da parte dei demoni, che combattevano contro di lui
corpo a corpo nel tentativo di impedirgli di applicarsi all'orazione,
tuttavia, trionfando di loro meravigliosamente, rimaneva solitario
e in pace. Allora riempiva le selve di gemiti. Alcune volte
i frati che l'osservavano, lo sentivano intercedere con alti
clamori presso Dio per i peccatori e piangere ad alta voce,
come vedesse davanti a sé la passione del Signore.
Là fu visto una notte, pregare con le mani distese
in forma di croce, sollevato con tutto il corpo da terra,
mentre una nube leggera rifulgeva tutto attorno a lui, a testimonianza
meravigliosa ed evidente attorno al corpo della mirabile illuminazione
che riempiva l'anima. Là venivano aperti davanti a
lui gli arcani segreti della sapienza di Dio. Là apprese
quelle cose che scrisse nella Regola e nel suo santissimo
Testamento e quanto comandò ai frati perché
l'osservassero. Infatti, come è certissimamente evidente,
l'instancabile applicazione all'orazione, unita al continuo
esercizio delle virtù, condusse l'uomo di Dio a tanta
serenità di mente che, sebbene non fosse perito per
dottrina nelle sacre Scritture, tuttavia, irradiato dai fulgori
dell'eterna luce, penetrava con mirabile acutezza le verità
più profonde della Scrittura. Là ottenne dal
Signore un luminoso spirito di profezia, per il quale ai suoi
giorni predisse molte cose future che si compirono a puntino
secondo la sua parola, come viene illustrato attraverso molte
prove nella sua leggenda.
2088 Là in modo singolare ma chiarissimo ricevette
la rivelazione circa la crescita del suo Ordine e la via che
Cristo medesimo voleva che i suoi frati percorressero, e questa
via il padre santo continuamente illustrava ai frati con la
parola e con l'esempio. E inoltre là fu a lui rivelata
la strada pericolosa che i frati percorrevano. Ed egli, finché
visse, cercò in tutti i modi di impedirlo, e perfino
mentre stava per entrare nella porta del glorioso Gesù,
disteso sul letto della morte, lo proibì. Inutilmente
quanto ai perversi, perché prevalse la loro presuntuosa
e stolta prudenza della carne e malizia ostinata; ma i figli
legittimi, alla luce delle sue parole e del suo santissimo
Testamento, anche se ora son pochi, avanzano sulle orme di
Gesù Cristo, sebbene siano molestati con molte persecuzioni
da parte dei figli secondo la carne.
2089 Infatti, questo padre santissimo, quasi un altro
Abramo, ebbe una duplice figliolanza; l'una dalla schiava
e l'altra dalla donna libera. E quelli che sono nati dalla
schiava, sono nati secondo la carne, ed hanno camminato, nella
maggioranza dei casi, molto palesemente secondo la prudenza
della carne. Ma quelli che sono nati dalla libera, sono i
figli della promessa, e non dubitano che Cristo non ha mentito
al suo servo Francesco e neppure che lo stesso fedele servo
Francesco abbia mentito in quelle cose che scrisse nella Regola
e nel suo santissimo Testamento. E perciò, avanzando
sicuri attraverso l'altezza della Regola e l'osservanza letterale
di essa, non hanno il minimo dubbio che essa contenga qualcosa
di impossibile e impraticabile.
Ma, come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava
quello che era nato secondo lo spirito, così anche
ora. Non è infatti meno vero ora di allora che questo
Ismaele è cacciatore e lancia le sue frecce da ogni
direzione contro i figli legittimi e osservatori della Regola
mediante persecuzioni, riprensioni, precetti disordinati e
sentenze dure. Ma che dice la Scrittura? «Allontana
la schiava e il figlio di lei, perché il figlio della
schiava non sarà erede assieme al figlio della libera»,
poiché ad Abramo era stato detto: «Attraverso
Isacco da te prenderà nome una stirpe».
Noi domandiamo con gemiti del cuore e preghiere che venga
scacciato questo figlio della schiava e illegittimo, quanto
all'osservanza della Regola; non dall'eredità paterna,
se volesse camminare nella via della Regola, ma dalle sue
opere perverse e dall'usurpazione di un nome falso e dalla
persecuzione dell'erede legittimo.
2090 Il padre santo previde, nella luce della contemplazione,
tutte queste cose e le predisse con parole chiare e precise.
Così si trova espressamente anche nei detti e negli
scritti del santo uomo e suo compagno frate Leone. Così
ho udito da quell'uomo virtuoso e santo, vero figlio legittimo
del Padre, venerato ovunque è conosciuto, frate Corrado
da Offida. Questi per cinquanta anni o quasi, ricco della
sola tonaca, corda e brache, in mezzo a una nazione perversa
e corrotta, camminò nella via della Regola e del santissimo
Testamento, senza un lamento, sebbene consti che dovette sostenere
molteplici persecuzioni e inquisizioni dai figli della carne,
quasi fosse un eretico perché osservava la Regola,
e sebbene ancora quanti gemono sui mali del popolo, lo venerino
come padre...
Ho ascoltato più volte da questo santo uomo frate Corrado,
che egli stesso quelle cose che ho ricordato e molte altre
e di maggior peso aveva udito dal predetto santo frate Leone
e dai santi padri frate Masseo e frate Cesolo (Angelo?) e
da molti altri compagni del santo uomo, ed anche lui aspetta
tra lacrime e con desiderio pieno di compassione, di vederle
realizzate.
[Indice]
IL SANTO FRATE EGIDIO
2091 Ho udito anche da un gran numero di frati che
avevano vissuto col santissimo padre frate Egidio in grande
familiarità, il pensiero dei primi frati e dei primi
padri, che avevano sentito predire dallo stesso santo padre
delle cose che sembreranno incredibili fino a quando non si
saranno realizzate. Infatti, come ha narrato a me con molte
lacrime, il santo uomo caro a Dio, Masseo, cavaliere di Perugia,
che da poco è tornato al cielo, il santo uomo Egidio
gridava con alte grida sulla distruzione della Regola che
vedeva con i suoi occhi; al punto che molti, i quali non conoscono
le vie dello spirito, lo ritenevano impazzito; e non avrebbero
potuto sostenere tale dolore, se non fosse stato più
volte certificato da Cristo Gesù sulla fine di questa
rovina e sulla resurrezione della Regola santissima e di tutta
la Chiesa.
Chi potrebbe narrare la santità di questo sant'uomo,
il santo frate Egidio? Egli fu il quarto dei frati minori,
terzo figlio legittimo del Padre. Questi dapprima s'adoprò
con tanto vigore di opere nell'esercizio della vita attiva,
che veramente, come Marta, sembrava preoccupato continuamente
in molti esercizi di virtù e ministeri di vita attiva
attraverso il lavoro delle mani, la cura dei lebbrosi ed in
molte altre opere umili; ed in esse perseverò fino
a quando fu rapito nella contemplazione per influsso dell'amore
di Gesù, al punto che sembrava cittadino del cielo
più che della terra, pur vivendo nella carne. Ho udito
da molti, che ne furono testimoni, che appena si nominava
la gloria del paradiso, subito era rapito in estasi per la
dolcezza della gloria celeste.
2092 Questi, quando vedeva qualcuno intento all'insegnamento
o aspirante agli studi, scherzosamente faceva con i pugni
delle due mani una specie di tuba, perché, diceva esplicitamente,
lo studio e la scienza di costoro gli sembravano ordinati
a crearsi una vana tuba di pompa e fama mondana.
Questi, osservando quanta vanagloria molti figli pieni di
ambizione ricavavano dai miracoli del santo padre, disse che
aveva impetrato dal Signore una grazia: che a motivo dei suoi
miracoli non venisse eretta nessuna vana fabbrica, perché
non trovasse motivo di gloria la vita vuota e vana di coloro
che si gloriano d'aver avuto dei padri santissimi, dei quali
però non vogliono imitare l'esempio. Infatti a motivo
dei segni di evidente santità di questo beatissimo
santo padre Egidio, notissimi a tutto il mondo, molti frati
si aspettavano di vedere miracoli simili, o anche maggiori,
di quelli che sentivano operati dal beato padre Francesco.
E poiché questa cosa non gli era rimasta nascosta per
virtù dello Spirito, sento dire che egli rispose quello
che ho riferito sopra. E aggiunse che a motivo dei suoi benefici
non costruissero il maleficio di una Chiesa eccessiva contro
la Regola, cioè a motivo dei miracoli che ottenessero
dal Signore; anzi, se fosse possibile, si evitasse con tutte
le forze ogni costruzione per non portare rovina ai santi.
Tuttavia, per la indubitabile riverenza che aveva verso il
santo padre beato Francesco, sosteneva che sul suo corpo si
dovesse erigere una chiesa di rilievo, che servisse a insinuare
nel popolo, impastato nei sensi, l'idea della eminente santità
di lui. Ma tutti gli altri edifici li aveva in grandissimo
orrore.
Non è però possibile dire brevemente intorno
alle virtù, alla contemplazione e alla quasi continua
estasi nella quale perseverò e si esercitò fino
al termine della sua vita questo santo padre Egidio, perché
la sua vita santa richiederebbe un grande volume a parte.
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FRANCESCO SIMILE A CRISTO
PER IL PRODIGIO DELL'AMMIRAZIONE
2093 In terzo luogo questo uomo evangelico Francesco
fu simile al benedetto Gesù per il prodigio dell'ammirazione
per il quale ben si addice a lui quel detto dell'Ecclesiastico
al capitolo 45: «Lo rese glorioso come i santi»:
gloria dei santi in questa vita e splendore dei miracoli,
nei quali il beato Francesco fu in modo tutto singolare simile
a Gesù.
Per fermarci a quanto è stato scritto, questi, come
Gesù cambiò l'acqua in vino, moltiplicò
i pani, e da una navicella miracolosamente ferma in mezzo
ai flutti del mare e poi portata a terra da lui, ammaestrò
le turbe che ascoltavano sulla spiaggia. A lui sembrava che
obbedisse ogni creatura, come ad un comando, quasi che in
lui fosse ristabilito lo stato di innocenza. Ma, per tacere
d'altre cose...
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FRANCESCO SIMILE A CRISTO
PER IL PRIVILEGIO DELLA AUTENTICAZIONE
2094 In quarto luogo Francesco fu simile [a Cristo]
per il privilegio della autenticazione, per cui si addice
a lui in modo tutto speciale quel detto del capitolo terzo
di Daniele: «Il quarto è simile nell'aspetto
a un figlio di dèi».
Fu egli infatti quarto tra i principali leviti: Stefano, Lorenzo,
Vincenzo e Francesco. Fu anche quarto tra i fondatori degli
Ordini: Benedetto, Agostino, Domenico e Francesco; questo
tra i latini, giacché tra i Greci, il primo istitutore
di una Regola fu l'esimio uomo Basilio, e la Regola di lui
sembra avvicinarsi più di ogni altra alla perfezione
del Vangelo.
Questo Francesco poi fu vessillifero del sigillo dell'autorità,
del vessillo della operosità, del sigillo della carità...
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LA PREGHIERA «ABSORBEAT»
DI FRANCESCO D'ASSISI
2095 Così Francesco con la mente e con la
carne trapassò (fluxit ) interamente dentro le cicatrici
scolpite del Diletto che gli era apparso, e l'amante fu trasformato
nell'amato. Come il fuoco ha potere di distacco e, consumando
la materia terrestre, sempre tende verso le cose superiori,
perché è sua natura levarsi verso l'alto, così
il fuoco del divino amore, consumando il cuore di Francesco
e incendiando la sua carne, la infiammò e la configurò
trascinandola nelle sue alte regioni. Così fu compiuto
in lui quello che egli chiedeva avvenisse di sé: «Rapisca,
ti prego, o Signore, la mia mente da tutte le cose che sono
sotto il cielo, la forza bruciante e dolce del tuo amore,
perché per amore del tuo amore io muoia, perché
tu per amore del mio amore ti sei degnato morire».
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UNA RIVELAZIONE
DEL SERAFINO ALATO E CROCIFISSO
2096 ...Perciò si dice che godeva dell'aspetto
grazioso col quale si vedeva guardato da Cristo sotto figura
di Serafino, aggiungendo che Colui che gli era apparso gli
aveva rivelato cose che non avrebbe detto a nessuno finché
era in vita. Certamente erano, queste, parte di quei grandi
misteri divini che le orecchie umane non possono pienamente
capire.
Riguardo al terzo dono è scritto: E il nome della città,
ecc., perché allora fu a lui promesso che il suo Ordine
sarebbe durato fino alla fine del mondo e gli fu rivelata
la morte e la resurrezione della sua Regola. E udii una cosa
meravigliosa, che affermo senza nessuna temerità, ma
la racconto devotamente ai soli devoti.
2097 Ho udito, dunque, dal santo uomo frate Corrado
e da molti altri degni di fede, che il beato Francesco dopo
la sua glorificazione in cielo, rivelò al santo frate
Leone, - e si dice sia stato rivelato anche ad alcuni altri
-, che in questa apparizione Cristo predisse a Francesco le
tribolazioni del suo Ordine e della Chiesa e la condanna e
corruzione delle sua Regola e così grande confusione
delle menti degli uomini spirituali e dei suoi figli, a motivo
della universale contestazione di questa Regola, che per loro
conforto e luce il piissimo Gesù l'avrebbe risuscitato
nel suo corpo glorioso e l'avrebbe fatto apparire visibilmente
ai predetti suoi figli. Che sarà di questa predizione,
si può aspettarlo devotamente, ma non farla propria
temerariamente; tuttavia la ragione può suffragare
assai la devozione: come Francesco fu in modo tutto singolare
simile a Cristo Gesù, quanto alla somiglianza della
passione, così potrebbe esserlo anche, più di
tutti gli altri, nell'anticipazione della resurrezione, e
soprattutto per rafforzare la fede e la verità della
vita evangelica, che ha voluto rinnovare in Francesco, la
quale soffre da parte della Chiesa carnale in quegli stessi
modi - come si vedrà più sotto - nei quali soffrì
la persona di Cristo da parte della sinagoga, e perciò
risorgerà in Francesco che risorge.
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2.
« GESU' STABILISCE LA NORMA DELLA SUA
VITA»
2098 ...Quanto alla testimonianza celeste che questa
Regola Francesco l'ha ricevuta da Gesù Cristo, ascolta,
o lettore, e medita nel segreto del tuo cuore. Poiché
quello che ora dirò proviene dal santo frate Corrado,
che l'ascoltò dalla viva voce del santo frate Leone,
che era presente e scrisse la Regola. E queste stesse cose
si dice che erano contenute in certi rotoli che egli scrisse
e consegnò al monastero di santa Chiara perché
li custodissero come memoria per i posteri. In essi aveva
scritto molte cose, quali le aveva raccolte dalle labbra del
Padre o le aveva viste nelle sue azioni, tra le quali sono
contenute le cose meravigliose e degne di ammirazione operate
dal Santo, quelle che riguardano la futura corruzione della
Regola e la futura rinnovazione di essa; così pure
cose meravigliose circa l'istituzione e la rinnovazione della
Regola da parte di Dio e circa l'intenzione del beato Francesco
quanto all'osservanza della Regola, la quale intenzione egli
stesso diceva d'averla ricevuta da Cristo. Cose queste che
industriosamente frate Bonaventura ha omesso e non volle scrivere
pubblicamente nella sua leggenda, soprattutto perché
c'erano tra esse delle notizie che dimostravano apertamente
come già da allora si erano prodotte delle deviazioni
dalla Regola e non voleva diffamare i frati davanti alla gente
prima del tempo. Ma è chiaro che sarebbe stato molto
meglio se le avesse scritte, perché forse non sarebbe
seguita poi così pesante rovina, soprattutto perché
ormai non si osservava quanto dirò più sotto.
Ho sentito con molto dolore che quei rotoli sono stati smembrati
e forse andati perduti, soprattutto alcuni di essi.
Narrò dunque e scrisse questo il santo frate Leone,
che mentre digiunava col beato Francesco sul monte per scrivere
la Regola... (segue il racconto della missione di frate Elia
e dei ministri a Fontecolombo. Cf. Leg. maior, cap. IV, 11;
Spec. 1; Legg. Per. 113).
2099 Allora il piissimo Gesù, preso da compassione
per le sofferenze del Santo e volendo dare una piena conferma
per le generazioni future, gridò con alta voce dal
cielo, con tale forza che per la valle e per il monte fu udita
e intesa distintamente quella voce che diceva: «Francesco,
io sono Gesù che ti parlo dal cielo. La Regola è
stata fatta da me e tu non ci hai posto niente di tuo. Io
conosco l'aiuto che voglio concedere e la fragilità
della natura, e, avendo tenuto presente queste cose, so che
la Regola può essere benissimo osservata, e voglio
che sia osservata alla lettera e senza nessuna glossa. Quelli
che non vogliono osservarla, se ne vadano, perché voglio
che niente in essa sia mutato».
Sentito il tuono della voce di Cristo, il Santo esultò
nello spirito e disse ai frati che stavano nella valle: «Avete
sentito, fratelli miei, il benedetto Gesù? Volete che
ve lo faccia ripetere un'altra volta? Ora vedete chiaramente
che la Regola è del nostro Signore Gesù Cristo
e non mia, e che Lui ha posto tutto quello che vi è
scritto».
Spaventati i frati, percuotendosi il petto, abbassano il capo
e chiedono perdono; poi, ricevuta la benedizione, ritornano
ai propri luoghi. Queste cose le attesta quel santo frate
Leone, che fu presente a tutto e udì il Signore Gesù
Cristo mentre parlava.
2100 Chi dunque potrebbe ancora rimanere incredulo
? Non induriamo perciò, da qui innanzi, il nostro cuore
riguardo all'osservanza della Regola, perché Gesù
a tutti ha parlato nella persona dei presenti, dando testimonianza
della Regola santa e apostolica. E in segno che essa è
una Regola apostolica, la suddivise in dodici capitoli, quasi
nei dodici fondamenti apostolici e nelle dodici porte per
le quali si entra nella vita evangelica, come nella nuova
Gerusalemme discesa dal cielo.
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3.
«GESU' NUOVAMENTE DISPREZZATO»
2101 ...Frate Bonaventura nella leggenda accenna
appena di passaggio a queste cose, perché non voleva
rendere noti ai lettori gli inizi dell'antica nostra rovina;
ma in questo modo, sebbene l'abbia permesso il misericordioso
Iddio ed egli l'abbia fatto guidato da umana prudenza, offrì
tuttavia una grande occasione alla cecità di molti,
perché rimase sconosciuto il fervido zelo del Santo
contro gli inizi della morte .
Riferirò un solo fatto, che udii da relazione certissima
compiuto dal Santo per combattere la ricerca del superfluo
e della curiosità degli uomini.
2102 Frate Elia, - che sempre appariva come la carne
in lotta contro lo spirito del Santo, sebbene sotto il manto
della discrezione e del bene -, indossò una volta un
abito che, per la lunghezza e l'ampiezza, la grandezza delle
maniche e del cappuccio e per la preziosità del panno
sembrava eccedere assai ed essere molto difforme da quella
viltà che il Santo aveva prescritto.
Chiamatolo alla presenza di molti frati, gli chiese di prestargli
quell'abito che portava. Lo indossò sopra il suo e,
fatta una specie di sotto cintura, adattò le pieghe
della tonaca e il cappuccio sul capo e su tutto il corpo,
con quei gesti che pensava avrebbero fatto i suoi figli; poi,
col capo studiosamente sostenuto e rigonfiando il petto, incominciò
a camminare con superbiosa maturità e a salutare con
un boato di voce i frati, che erano pieni di stupore davanti
a quel suo aspetto, con voce gonfiata e insipida: «Buona
gente, il Signore vi doni la pace!». Fatto questo, in
fervore di spirito, con segni di ira, ingiuriosamente estraendo
quell'abito, lo gettò lontano, e disse a Elia, mentre
tutti gli altri erano in ascolto: «Così cammineranno
i bastardi dell'Ordine!». Poi nel suo abito spregevole,
corto e stretto, nel quale, come gli altri primi frati, sembravano
dei crocifissi al mondo, mutato il volto in pia mansuetudine,
e cambiati tutti i gesti del corpo in segni di carità
pia e di umiltà profonda, cominciò a passeggiare
tra i medesimi frati e a salutarli con sì grande affetto,
donando loro la salutare pace del Signore, che l'affetto salutare
sembrava risplendere nel volto di lui. E disse ad Elia e agli
altri frati: «Questo è il modo di camminare dei
miei frati legittimi!». Poi si sedette in mezzo a loro
e cominciò ad esortarli con parole efficaci a conservare
la sua povertà e viltà e ad aprire la loro mente
sui mali che stavano per invadere e proliferare.
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